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Programma Esplor/Azioni 2003   PDF  Stampa  E-mail 
Esplor/Azioni tra Arte e Teatro

9 – 24 settembre 2003

Esplor/Azioni si apre a chi ha conosciuto o ha segnato il destino di un luogo. Figure legate all'Italia, che hanno un diverso modo di leggere la realtà. La loro rinascita è affidata agli attori che sanno dare nuove luci e nuove ombre a ciò che guardano, sia essa la memoria di un'opera o la pietra di un palazzo, la vibrazione di una scrittura o la traccia di una storia.

9, 10, 11 settembre
Sonia Bergamasco
Giorni in bianco
Liberamente tratto dal Trentesimo anno di Ingeborg Bachmann
Forum Austriaco di Cultura

16, 17, 18 settembre
Cristina Donadio
Visioni
Liberamente tratto da Fuochi di Marguerite Yourcenar
Mausoleo d’Augusto

19, 20 settembre
Andrea De Luca
Roberto Altemps
Palazzo Altemps

22, 23, 24 settembre
Compagnia Verdastro-Della Monica
Nel vostro fiato son le mie parole
Chiostro della Curia dei Frati Minori Conventuali




PROGRAMMA
Incarnazioni di figure


L’artista è dotato di uno sguardo e, attraverso la sua sensibilità, il reale assume nuove luci e nuove ombre. Fra le arti, il teatro è quella che possiede la forza di illuminare mondi diversi nello stesso momento. I suoi strumenti sono la voce, il corpo e la parola, arricchiti dalle suggestioni che le tutte altre arti possono contenere.

E poi c’è Roma: Roma è una città salvata dalla sua bellezza, e contiene tesori spesso sconosciuti. esplor/azioni è una occasione per scoprirne alcuni, ma anche un modo colto per rispondere alla chiusura dei teatri. Se ogni luogo contiene una storia, possiede anche risonanze che possono farne nascere di nuove. Attraverso la creazione teatrale di figure che hanno segnato la storia intellettuale e artistica del nostro paese, anche i luoghi riacquistano vita rivelando al pubblico i loro segreti.

Quest’anno esplor/azioni si apre non solo alla parola ma anche all’anima di coloro che hanno o potrebbero aver abitato i luoghi di ogni appuntamento. Grandi figure dell’arte, da Ingeborg Bachmann alla voce del femminile custode della memoria e della vita, da Michelangelo Buonarroti a Roberto Altemps sono le voci di quattro spazi, e al loro interno sono nate le suggestioni del racconto.
La Biblioteca del Forum Austriaco di cultura, il Mausoleo d'Augusto, Palazzo Altemps e il Chiostro della Curia dei Frati Minori Conventuali sono la preziosa conchiglia che custodisce e rivela le parole evocate dagli attori.


9 - 10 - 11 settembre 2003
Sonia Bergamasco: Giorni in bianco
Forum Austriaco di Cultura, Sala della Biblioteca, Viale Bruno Buozzi 113
GIORNI IN BIANCO
Ideato e interpretato da Sonia Bergamasco
Liberamente tratto da Il Trentesimo anno di Ingeborg Bachmann

"Mai, neanche per un attimo, aveva temuto che il sipario potesse alzarsi come ora sul suo trentesimo anno, che toccasse a lui pronunciare la battuta, che un giorno avrebbe dovuto dimostrare ciò che realmente era capace di pensare e di fare. Non aveva mai pensato che di mille e una possibilità forse già mille erano ormai sfumate e perdute - oppure che sarebbe stato costretto a perderle perché una sola era la sua.
Mai aveva riflettuto
Mai aveva avuto paura
Ora sa che anche lui è in trappola...".
(Da Ingeborg Bachmann, Il trentesimo anno, Adelphi, Milano)

Così Ingeborg Bachmann ha fissato in un'immagine verbale violenta il passaggio dalla stagione nella quale tutto è possibile, la giovinezza, alla maturità, quando d'improvviso si scopre che il proprio destino è compiuto e nulla potrà più mutarlo.
Sonia Bergamasco ha colto nella scrittura del Trentesimo anno il motivo portante di tutta l'opera della Bachmann: la costante ricerca di assoluto, la radicale inadeguatezza a scendere a patti con il mondo, il dolore della costrizione imposto dalle regole sociali.
Dal suo spettacolo emerge un ritratto dolente eppur pacato di un dilemma interiore, che lei ha composto in una immagine visivamente elegante.
Grandi cartoni ospitano le parole dell'autrice, e questi elementi divengono nel corso del suo dire ali, ostacoli, pioggia, neve… Nell'abito bianco, con l'unico leggio trasparente che le porge il testo, per cinquanta minuti si fa tramite di un passaggio dall'innocenza alla consapevolezza; è un risveglio, quello che si porge all'ascolto. Un risveglio doloroso quanto fermo, nel quale l'universo del sogno deve esser abbandonato per sempre. Sonia Bergamasco lo fa con gesti minimi, compostezza e ascolto. Così, l'attesa del compleanno, il fluire delle stagioni, le ricordanze intime e le riflessioni ad alta voce diventano un flusso sonoro nel quale la musicalità interna allo scritto sposa le modulazioni della voce.


16 - 17 - 18 settembre 2003
Cristina Donadio : Visioni
Mausoleo d'Augusto – Piazza Augusto Imperatore
VISIONI
Ideato e interpretato da Cristina Donadio
Liberamente tratto da Fuochi di Marguerite Yourcenar
Prima assoluta


Cristina Donadio ha creato per il Mausoleo d'Augusto un racconto per stazioni: ad ogni tappa un leggio segna l'incontro con un personaggio e, come in un circolo della memoria, figure allegoriche, fantasmi, muse, ma anche spettri e angeli si danno convegno per rinascere dal cuore della morte.
Visioni sono quelle che le antiche pietre del Mausoleo d'Augusto suggeriscono. L'amore, emblema della sfida fra il potere dell'impero e la legge del desiderio, chiama qui come per magia grandi unioni impossibili, e il pasto d'amore diviene nostalgia del mai stato.
Così appaiono le figure mitologiche che, attraverso le epoche e le culture, hanno tentato il ritorno negato. L'uccello, animale nel quale le anime cristiane si incarnavano per tornar fra i vivi, il serpente, amuleto di Cleopatra e il simbolo del suo regno e della sua fine, il gatto, occhio nella notte che sfida ogni oscurità compresa la morte e ancor oggi abitante delle rovine, ma anche le efferate cagne di Clitennestra, assetate di sangue, di guerra e di carne. Anime che tornano reclamando la loro libbra d'amore nelle parole di Cristina Donadio.
Accompagnata dai fiati e dal sassofono di Marco Zurzolo, l'attrice ritrova nel movimento circolare del Mausoleo le volute che fanno somigliar la storia a un ciclo di eterne ripetizioni. Si susseguono le figure e con esse tornano, sempre nuovi e sempre medesimi, i dilemmi dell'animo umano, lacerato fra volontà, timor e cagionevole natura.


19 - 20 - 21 settembre 2003
Andrea De Luca: Roberto Altemps
Palazzo Altemps – Piazza Sant'Apollinare, 48
ROBERTO ALTEMPS
Ideato e interpretato da Andrea De Luca
Prima assoluta


La storia della famiglia Altemps può essere letta come immagine del profondo vincolo che ha unito e diviso il potere ecclesiastico e il potere temporale fra il Cinquecento e il Seicento. Alla fine della controriforma, quando Galileo Galilei rivoluzionava la conoscenza del mondo, la ragione disturbò gli equilibri dell'antico e delicato binomio Stato-Chiesa e si affacciò in tutta Europa la stagione dei Lumi.
Tre sono i protagonisti della vicenda familiare: il Cardinale Marco Sittico Altemps, uomo di potere, collezionista e feudatario, suo figlio Roberto, condannato per adulterio da papa Sisto V e decapitato all’età di vent’anni e infine Giovanni Angelo, nato poco dopo la morte di suo padre Roberto, intellettuale vicino agli ambienti della riforma cattolica.
A Giovanni Angelo si devono la costruzione della biblioteca altempsiana, ricca di rari testi scientifici, e la commissione al Pomarancio dei cicli pittorici dedicati al martirio del Papa Aniceto.
Roberto Altemps è quindi realmente un percorso: attraversando il cortile maggiore, il piano nobile, lo scalone monumentale, le sale che portano alla cappella di S. Aniceto affiorano le storie di questa antica famiglia, seguendo il filo drammaturgico che Andrea De Luca ha pensato per il Palazzo.
Così, le tre figure avranno voce. Dapprima quella del Cardinale Marco Sittico Altemps, poi quella di suo figlio Roberto, che accompagneremo fino alla sua decapitazione, infine quella di Giovanni Angelo, che sarà la nostra guida nella preziosa Chiesa di Sant'Aniceto. Lì si svelerà il significato allegorico dei cicli pittorici che egli commissionò al Pomarancio, dedicati al martirio del Papa Aniceto, ma riferibili in realtà alle vicende della famiglia Altemps. Anche da questi affreschi si evince lo spessore del duca, autore di testi teatrali e di musiche, uomo di scienza che intratteneva una corrispondenza con Galileo Galilei, al quale in una lettera chiese un telescopio per capir le stelle.
E lo sguardo alle stelle conduce nella loggia dipinta, da cui si può vedere l'altana del Palazzo, con lo stemma Altemps, più suggestivo dopo queste scoperte.


22 - 23 - 24 settembre 2003
Massimo Verdastro: Nel vostro fiato son le mie parole
Chiostro della Curia dei Frati Minori Conventuali, Palazzo dei SS Apostoli
NEL VOSTRO FIATO SON LE MIE PAROLE
Ideato e interpretato da Massimo Verdastro
Prima assoluta


"I' mi credetti, il primo giorno ch'io
Mira' tante bellezze uniche e sole,
fermar gli occhi come aquila nel sole
nella minor di tante ch'i' desio.
Po' conosciut'ho il fallo e ll'erro mio:
ché chi senz'ale un angel seguir vole,
il seme a' sassi, al vento le parole
indarno isparge, e ll'intelletto a Dio".
(In Michelangelo, Rime, Mondadori 1998)

Son canti d'amore, le rime di Michelangelo, e canti appassionati, di sorprendente bellezza stilistica. Benché nel cuore del '500 l'uso del sonetto fosse di rigore, nella sua lirica affiora un'inventiva e una forza d'espressione che confermano la visione innovativa e lo sguardo assolutamente singolare sul mondo che hanno segnato i suoi marmi.
Le cose da lui viste allora possiamo vederle anche noi oggi, e sono le statue, gli affreschi, i bozzetti e i disegni dei quali l'Italia è ricca, ma queste Rime sono invece le cose da lui guardate. Vedibili da noi nelle sue parole, che squarciano un velo sulla convenzione stilistica del tempo. E così è anche per le lettere, nelle quali si riconosce la mano di colui che scrisse su un bel palazzo romano: "Nil difficile volenti". E questa fede nella volontà non può esser lontana da un carattere appassionato e ombroso, temerario e indomito, animato dallo sprezzo fiero della nobiltà del cuore e della sapienza d'animo. E questi tratti affiorano nelle parole, siano esse rime o lettere, che Michelangelo scriveva all'amato Tommaso de' Cavalieri e alla poetessa Vittoria Colonna, alla quale dobbiamo queste parole scritte a lui: "E perciò a Roma quelli che vi conoscono vi ammirano più delle vostre opere, mentre quelli che non vi conoscono stimano soltanto la parte meno importante di voi, ossia le opere delle vostre mani".
Poi c'è l'occasione che ha invitato Massimo Verdastro a porgerle. Questa è racchiusa nel Chiostro della Curia dei Frati Minori Conventuali di Palazzo della Rovere, in Piazza Santissimi Apostoli. Infatti, prima di esser sepolto nella Basilica di Santa Croce in Firenze, Michelangelo ebbe sepoltura per diciassette giorni in Roma, come il cenotafio marmoreo del chiostro testimonia. Massimo Verdastro ha ripreso le parole che Thomas Mann dedicò all'erotismo di Michelangelo per avvicinarci non solo alle segrete spoglie romane dell'artista ma alla conoscenza del suo stile, ai più sconosciuta.
Lo seguiamo, accompagnati dal lieve rumore d'acqua della bella fontana centrale.


Gioia Costa


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