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Programma Esplor/Azioni 2001   PDF  Stampa  E-mail 

Esplor/Azioni tra Arte e Teatro

15 - 23 settembre 2001


Accademia degli Artefatti
Opera d'aria sopralluogo n 2
Piramide Cestia

Teatro delle Apparizioni
Frammenti di buio d'ombre
Casa romana del Museo Barracco


Programma 2001

esplor/azioni risponde a una esigenza del teatro contemporaneo, quella di uscire dai luoghi deputati dello spettacolo e cercare in altri spazi nuovi modi del racconto. Il teatro si trasforma in scena della trasgressione estetica e la dissoluzione delle forme dà vita a una nuova creatura della visione che lascia apparire fratellanze segrete, imprevisti richiami, vicinanze insospettate. Così, l'analisi del fatto scenico somiglia sempre più allo studio della variazione, nella quale il tema originale- sia esso il testo, il lavoro dell'attore, l'ambientazione scenica- riaffiora per poi negarsi e darsi in altre spoglie, variatamente.

La prima edizione di esplor/azioni lo scorso anno ha aperto al teatro il Museo Civico di Zoologia, la Centrale Montemartini, Palazzo Falconieri e una casa privata. Kinkaleri, l'Accademia degli Artefatti, Masque Teatro e Oxytoc Dance erano le guide di questo primo viaggio nel quale ciascun gruppo ha pensato una forma scenica per raccontare un luogo.
Quest'anno torna l'Accademia degli Artefatti, che condurrà gli spettatori all'interno della Piramide cestia. Come per incanto, il tempo si diluirà in una forma di spaesamento, facendo rivivere gli egizi e ciò che di loro la memoria evoca, ma anche qualcosa di ciò che Mankeiwicz immaginò per la sua Cleopatra, incarnata dalla bella Elisabeth Taylor. Ci sarà poi una giovanissima compagnia, il Teatro delle Apparizioni, che farà scoprire agli spettatori le sale del Museo Barracco usando nuove percezioni. È infatti attraverso la sensazione fisica che il Teatro delle Apparizioni illustra le sue storie, e questa volta racconterà con parole, odori e suoni, nel buio più assoluto, ciò che in Teste morte Beckett suggeriva sulla pagina.



Piramide Cestia
Accademia degli Artefatti
OPERA D'ARIA
sopralluogo n 2
Regia di Fabrizio Arcuri
con: Miriam Abutori, Paola Cannizzaro, Elio Castellana, Tiziana Novelli, Nicola Danesi De Luca, Pieraldo Girotto in veste Valerio Musilli.
Scene e costumi di Rita Bucchi, direzione tecnica Diego Labonia.


La Piramide Cestia. Sono più di due secoli che questa massa di pietra si erge come scuro straniero fra le pietre bianche e rosa di Roma. Caio Cestio nel 30 a. C. voleva sfidare l'oblio e, in vita, ha fatto costruire un mausoleo sorprendente nel cuore della città, a memoria del suo spirito di larghe vedute.
Passandoci accanto, la Piramide ricorda l'insetto nell'ambra, corpo per sempre estraneo che resiste al tempo e resta prigioniero di un altro mondo. Evoca l'Egitto, e dall'Egitto prendono corpo nell'immaginazione il profilo della Sfinge, i miti di Iside e Osiride, le ricche tombe dei faraoni, le mummie, i geroglifici. Ma non solo: se si segue la libera associazione ecco la corvina Elisabeth Taylor, Cleopatra di celluloide che assurge nella memoria ad originale del modello. La sua Cleopatra sta alla regina d'Egitto come la Piramide Cestia alle piramidi originali. È in questo gioco di richiami che l'Accademia degli Artefatti ha costruito Opera d'aria, terza tappa dei suoi sopralluoghi.
Ciò che contraddistingue la ricerca di questo gruppo è la creazione di spaesamenti, accentuati dall'uso di riverberi sonori, labirinti spaziali, specchi e trompe l'œil. Il loro lavoro ruota attorno alla creazione e alla successiva manipolazione di spazi, che si lasciano scoprire attraverso veli, squarci, teche, giochi di ombre e luci.

Per sottolineare la distanza fra la Piramide e le evocazioni che la sua forma suscita nella memoria, hanno scelto di farci entrare in questo monumento convocando un sosia, la "vera" sosia internazionale di Elisabeth Taylor, ulteriore variazione del tema del doppio che rilancia l'infinita possibilità delle modulazioni.

Come nei precedenti sopralluoghi, anche per Opera d'aria l'Accademia degli Artefatti desidera lavorare sulla sorpresa dello spettatore, e anche qui sarà il ritmo a creare la visione, a scandire lo sguardo. "È un lavoro matematico per noi", spiega Fabrizio Arcuri, "appena abbiamo deciso le linee portanti dello spettacolo ciò che ci interessa è modulare le visioni per creare un'aspettativa nello spettatore che sia sempre disillusa.
Allontani lo sguardo lo scorso anno a Palazzo Falconieri era una assunzione verso il cielo, verso la suggestiva terrazza del Borromini. Ogni stucco, statua, volta erano una visione. Per opporci alla natura del luogo avevamo creato uno spazio claustrofobico: negare la visione impediva allo sguardo onnivoro di saziarsi con un avido colpo d'occhio. Il tunnel che copriva le sale e alterava le proporzioni era un modo per suscitare il desiderio. Desiderio di vedere, rilanciato proprio dall'assenza di visione. È questo che rende misterioso il velo: mostra nell'atto di nascondere, e deve essere così anche per l'ascolto: bisogna imparare ad ascoltare le materie per riuscire a comunicare diversamente, perché esiste una loro lingua con la quale è possibile stabilire un contatto nello spettacolo".
Così, la massa di pietra scura ha suggerito all'Accademia degli Artefatti Opera d'aria. "La Piramide ci esorta a creare al suo interno ciò che essa non possiede: l'aria. Intesa come leggerezza, ma anche come melodia", racconta ancora Arcuri, "è uno spazio claustrofobico, senza luce, chiuso. Allora, lì dentro, tutto deve essere esagerato. Se avessimo seguito le evocazioni che l'Egitto suscita, ricreando miti pagani, di iniziazione o misterici, rifacendoci al culto di Mitra, lo avremmo chiuso ancora di più. Volevamo invece metterlo in rapporto con qualcosa di nuovo. E allora la sosia della Taylor che a sua volta fingeva d'essere Cleopatra nel film di Mankiewicz, ci è sembrata il miglior tramite per entrare quaranta anni dopo in questo spazio vergine, buio e spoglio".

Niente luci, assai pochi interventi nelle mura cestie, gli Artefatti hanno scelto di seguire gli egizi e di creare un tableau vivant di evocazioni nel quale ogni cosa sia al posto di un'altra. Come la Piramide a Roma, come Cleopatra negli anni '60, come Mirella nelle vesti di Liz Taylor…

g.c.


Casa Romana del Museo Barracco
Teatro delle Apparizioni
FRAMMENTI DI BUIO D'OMBRE
Regia di Fabrizio Pallara
con: Alessandro Cassoni, Silvana Costa, Georgia Galanti, Francesco Grillo, Margherita Lacchè, Fabrizio Pallara, Riccardo Polzone.
Musica di Jacopo Giannasso. Scene di Sara Ferazzoli e Carlotta Gelsi.

Sincopato, tattile, buio, il Teatro delle Apparizioni racconta esplorando l'universo del corpo. Corpo degli attori ma anche corpo degli spettatori, che sono accolti in un mondo notturno nel quale si chiede loro di sentire una storia. Esplorano frammenti di pelle, brani poetici, schegge di rumore, suoni. La luce delle candele rende tremule le rare visioni, incerta la percezione, alterate le distanze. Ogni spettacolo è pensato per pochi spettatori, tanto che in Favola dieci attori raccontavano a un unico ospite brani di Kavafis, Verlaine, Andersen, insieme a testi scritti dalla compagnia.

Fabrizio Pallara, giovane regista del Teatro delle Apparizioni, crede che "non basta uscire dal teatro per raccontare diversamente una storia, bisogna scoprire il modo di tirar fuori i corpi dalle maschere della loro cultura, insegnargli ad ascoltare la pelle". Questa compagnia romana, nata nel 1999 ed oggi alla sua terza prova, crea ogni spettacolo partendo dalla costruzione di uno spazio. Solo dopo comincia la ricerca del testo, di un autore, che spesso è usato come traccia per aprire un nuovo universo.
Quest'inverno hanno raccontato su un letto scorrevole la favola del piccolo principe per tre spettatori alla volta. Dove tutto è molto piccolo ripercorreva le tappe del viaggio del principe dalle strane domande, e ciascun suo incontro apriva nuovi scenari, svelando mondi minuscoli da un buco del cuscino. La finzione della buonanotte era pretesto per accompagnare gli spettatori in una camera buia nella quale abbandonarli ad un letto magico che conteneva deserti, stelle, lampioni, rose e volpi addomesticate che vagavano da un sogno all'altro.
"È l'impianto a dettare la costruzione dello spettacolo: il piccolo principe è nato dalla visione del letto, e non viceversa", racconta Fabrizo Pallara. "Immaginavo un sogno che fosse possibile vedere in un letto incantato e costruendo questo letto ho pensato a Saint-Exupery, che mi è parso ideale per raccontare quello spazio. La scena non è strumentale al testo, direi quasi che accade il contrario". In questo lavoro di miniaturizzazione dell'immagine il Teatro delle Apparizioni sperimenta diverse forme della percezione e raccontare attraverso il corpo crea ciò che loro chiamano un "teatro sensoriale".

In Frammenti di buio d'ombre sei spettatori bendati si abbandonano ad otto attori che attraverso il contatto con oggetti, superfici, parole e suoni, danno vita a Teste morte di Beckett. Il testo serve loro a scandire l'azione, a dar corpo ai fantasmi convocati da Beckett, ma soprattutto a esplorare le zone morte della pagina, le pause, i vuoti che gli attori abitano con contatti imprevisti, tessendo in questo modo una seconda storia. Dal buio totale a fioche illuminazioni, gli spettatori sono chiamati a rispondere all'azione, a entrare in contatto con la scenografia sensibile e con la partitura sonora dello spettacolo.
La scelta del buio sottolinea la loro volontà di decostruire lo spazio alterando ogni proporzione e rendendo cieche le distanze. In Teste morte Beckett indulge nella sospensione che è per loro fonte di ritmo: il protagonista evoca memorie lontane, spesso slegate e il desiderio di Fabrizio Pallara è quello di ricrearle in una sfera sensoriale. "Utilizzando altri sensi si vivono altre esperienze, si esplorano nuovi mondi.
Oggi il contatto fisico è inibito, relegato a rapporti di intimità che possono essere d'amore o di odio, ma nella vita è diventato difficile toccare. Beckett crea mondi che vengono ciclicamente distrutti dall'affiorare di un nuovo ricordo. Crea una tempesta di emozioni che noi cerchiamo di amplificare ricreando le sensazioni che i ricordi suggeriscono".

Dalla parola al gesto, dall'impressione tattile o olfattiva nasce un movimento, una interazione fra il narratore, gli attori e gli spettatori, che in questo caso sono sei nelle mani di otto attori.
Frammenti è un tentativo di dissolvere i contorni fisici dello spazio scenico nella cecità, nell'oscurità dell'ascolto, che diviene lo specchio della dissoluzione della parola nel gesto, del suono nel contatto.

g.c.

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